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Recensione "Che tu sia per me il coltello" - David Grossman

Alcuni libri arrivano al momento giusto, altri in quello sbagliato e molti altri vengono sottovalutati finché non abbiamo modo di leggerli. Ci sono dei libri, però, che definirei astorici o addirittura eterni, senza tempo. Libri che ti squarciano l'anima una volta e basta per ricordali per sempre, libri che ti costringono a guardarti dentro e a riflettere sulla tua vita. E' quello che Grossman con "Che tu sia per me il coltello" ha fatto con me.

TRAMA: Gerusalemme. Yair vede una giovane donna ad una festa, chiusa nel suo silenzio e ne rimane colpito. Pur non conoscendola decide di scriverle delle lettere che daranno inizio ad un intenso e profondo scambio epistolare tra i due, in attesa della prima pioggia autunnale.

E' il mio secondo approccio a questo autore dopo l'apprezzato ma molto lento "A un cerbiatto somiglia il mio amore", temevo infatti di ritrovare la stessa complessità e pesantezza perché, ammettiamolo, Grossman non è per tutti. Mai come questa volta però mi son dovuta ricredere. "Che tu sia per me il coltello" mi ha trascinata di peso nell'intimità tra due anime sconosciute eppure affini e mi ha costretta a fare i conti con i miei stessi sentimenti. Cos'è l'amore? Cosa amo? Chi amo davvero? 
Grossman riprende volutamente la citazione kafkiana come titolo del romanzo, non solo come omaggio alle lettere che Kafka scrisse alla giovane Milena (ndr. devo assolutamente leggerle), ma anche perché è consapevole di quanto riuscirà a condurre il lettore in un viaggio intrapersonale, emotivo alla scoperta di se stessi come faranno i due protagonisti, Yair e Myriam. L'altro diviene un mezzo per conoscersi, per scoprirsi deboli, malati. Sviliti. Eppure l'amore tutto può lenire, tutto può superare. L'amore non lesina. Le lettere tra i due sono totalizzanti, sensuali, trasudano verità da ogni parola. Ti fanno credere che un amore così esiste davvero, che bastano due anime affini per potersi legare e che il contatto fisico è solo uno step successivo o parallelo. Un lettore più sensibile viene totalmente travolto. E' un'esperienza quasi catartica.
Grossman mi hai devastato l'anima e me l'hai ricucita. Mi hai ricordato quanto un amore epistolare e platonico possa essere reale e tanto più concreto di un amore fisico. Gli amori impalpabili esistono. Lo so. E a volte possono essere tanto più sinceri, più saldi e perché no, anche eterni.
Non potete assolutamente non leggere questo romanzo. Alcuni lo amano e altri lo odiano per la sua lentezza. Lasciatevi trasportare dai sentimenti e non riuscirete a metterlo giù.

Quindi che dire, grazie per essere arrivato all'improvviso, grazie per avermi aperto il cuore e l'anima. Grazie perché questo romanzo sarà ormai fondamentale nella mia vita.

"Con amore,
Myriam"


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