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Recensione "Ada o ardore" - Vladimir Nabokov

 Osannato da alcuni e attaccato da molti altri per presunta pedofilia, Vladimir Nabokov con la sua "Lolita" ha saputo spaccare completamente a metà l'opinione pubblica, ancora oggi, dimostrando quanto il genio di uno scrittore sta anche nella capacità di creare un vivo e acceso dibattito attorno ai suoi libri.

"Lolita" è stato uno dei miei romanzi preferiti di un paio di anni fa e così, ormai a digiuno da Nabokov da troppo tempo, ho deciso di recuperare in maniera totalmente casuale e puramente istintiva un altro dei suoi titoli. La scelta è ricaduta su "Ada o ardore", un bel mattoncino di 605 pp.

TRAMA: Ottocento. Antiterra. Ada Veen è una giovane e intelligente ragazzina, figlia di Dan Veen, ricco borghese e di Marina, attrice ed ex amante di Demon Veen, cugino del su menzionato Dan. Una famiglia intricata e legata da molto tempo prima rispetto alla nascita dei due giovani protagonisti: Ada e Ivan Veen (detto Van), figlio di Demon e di Aqua, sorella di Marina. Due cugini che nell'estate del 1884 intraprenderanno una proibita ed impossibile ma alquanto duratura storia d'amore.

Il romanzo di Nabokov si conferma la rappresentazione, come nel caso di "Lolita", di un amore impossibile, scabroso e difficile da digerire. Se nel primo romanzo si parlava della relazione tra Humbert, 40enne, e la 14enne Lolita, nel caso di "Ada o ardore" l'ago della bilancia si sposta verso un amore incestuoso tra cugini di primo grado. La relazione tra cugini all'epoca non era ritenuta accettabile e i due giovani ragazzi sanno fin troppo bene che il loro rimarrà un amore occulto e peccaminoso. 

La sensazione che si ha leggendo questa storia d'amore è una perfetta mescolanza di conturbante piacere sessuale e di pungente e latente fastidio. Un lettore assennato e razionale è ben conscio di quanto sia inammissibile una relazione tra parenti così prossimi (e vi direi che non finisce qui), una relazione che fin da subito inizia in maniera molto fisica e sessualmente attiva. Nonostante i due abbiano solo dodici e quindici anni, si approcciano fin da subito al mondo del piacere sessuale e della corporeità che sperimenteranno più e più volte nel corso dell'intero romanzo. E' facile lasciarsi trascinare nell'ardente storia di amore e di passione, forse lieti spettatori di una poco pudica fiammella che si pensa possa essere destinata a spegnersi con l'arrivo della maturità. Sbagliato. Non vi anticipo nulla perché è chiaro, fin dalle prime pagine, che Ada e Van in realtà non si separeranno mai davvero se entrambi decidono, nella vecchiaia, di partecipare a quattro mani e raccontare la loro storia a ritroso. Allora era vero amore? Probabilmente, ma la consapevolezza di leggere qualcosa di razionalmente sbagliato non abbandona mai il lettore nel corso della lettura.

La complessa relazione che i due giovani hanno intrapreso non è mai un'isola, bensì è circondata da un ventaglio di personaggi altrettanto psicologicamente complessi e compromessi sentimentalmente. Mariti e mogli infedeli, incesti veri o presunti, parentele non chiarite, segreti celati, fisicità evidente, sessualità palese. Oserei direi che la storia tra Ada e Van non è altro che la normale conseguenza di una situazione familiare intricata e poco limpida fin dagli albori, come ho già accennato. Non potrei dirvi di più o strapperei il velo di Maya e vi rivelerei quanto di ancor più marcio ci sarebbe al di sotto dell'apparenza. Un po' tutti i personaggi che circondano i protagonisti nascondono un passato avverso, misterioso, non consono alle convenzioni sociali, o saranno destinati a soccombere, vittime delle passioni. La passione non consumata diventa tormento interiore. Nessuno dei personaggi è esente da tentazioni a cui tutti, nessuno escluso, cedono. 

La maestria di Nabokov ha portato alla costruzione di un romanzo che è spanne sopra il ben più noto "Lolita", a partire dalla cornice in cui la vicenda si svolge. Il romanzo è infatti un' ucronìa ambientata su Antiterra in cui la Francia è scomparsa dal 1815 e la Russia si estende fino all'America settentrionale. L'opera ricalca infatti il trilinguismo dell'autore, alternando porzioni in inglese (italiano per noi), francese e addirittura russo. La vera chiave del romanzo è lo stile di scrittura che si conferma ampolloso, complesso, elegante e in questo caso, parecchio intricato se già si pensa alla presenza di varie lingue. Nabokov ha giocato con le parole, forse come solo lui sa fare, in maniera così eccelsa e il nome della stessa protagonista, Ada, palindromo, non credo sia un caso. Credo che il vero obiettivo dell'autore era proprio quello di giocare con la scrittura, di dimostrarsi abile maestro. Altro elemento che potrebbe confermarlo è il passaggio repentino dalla prima persona singolare (o plurale) quando Van (e Ada) commentano e raccontano in prima persona le vicende, alla terza singolare fingendo quindi di avere un narratore onnisciente ma ben poco oggettivo. 

Se avete amato "Lolita" vi consiglio di recuperare assolutamente anche questo. Se invece non amate romanzi lenti, ricchi a livello lessicale e linguistico ma volete comunque approcciarvi all'autore, partite dal suo più famoso. Il mio consiglio è di non lasciarvi scoraggiare dalla mole perché è un'opera che conquista e ammalia. Non vorrete più posarlo.



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