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Letture di Ottobre

Tralasciando Roth di cui vi ho già parlato, direi che Balzac ha monopolizzato il mese.

Ebbene sì, Balzac è stato protagonista assoluto del mese. Autore francese che sto approfondendo per un esame di letteratura in università e a cui non mi ero mai approcciata, a volte la fama eccessiva di alcuni autori (soprattutto se non italiani) ci porta a tentennare. Leggerli o no? Considerando anche l'eventuale fattore delusione.

La maggior parte dei racconti e dei romanzi balzachiani sono stati poi raccolti nella "Comèdie Humaine", opera che come afferma lo stesso Balzac fa concorrenza allo stato civile perché ha l'ambizione di descrivere tutti gli strati della società francese (parigina o di provincia).

"La donna abbandonata" è in realtà un racconto, scritto in una delle fasi più creative dell'autore (1830-1833).

TRAMA: M.me de Beauseant era una delle regine della mondanità parigina, sedotta e poi abbandonata dal suo amante in titolo, il giovane marchese Ajuda-Pinto, si rifugiò nella provincia francese. La decisione di non avere ulteriori relazioni amorose verrà messa in discussione dall'incontro con l'altrettanto giovane barone Gaston de Nueil.

Una storia apparentemente banale, frivola e mondana che si prospetta come una rilettura in chiave moderna del topos della donna abbandonata (si vedano ad esempio Didone, Medea, Arianna). Protagonisti, nobili, muovono le fila della loro storia nella scialba provincia francese il cui elemento saliente è proprio la ciclicità, cornice fondamentale per lo svolgimento di questo breve racconto. M.me de Beauseant rivive nuovamente il suo primo errore amoroso, come in una sorta di maledizione sentimentale che la tormenta. La dimensione patetica è intensa all'interno dell'opera, per quanto con Balzac non si possa parlare di romanzo sentimentale bensì di realismo, anche la sfera sentimentale non raggiunge mai eccessi di inverosimiglianza. Le donne patteggeranno sicuramente per la protagonista e io ammetto di includermi tra quelle che hanno gioito del finale, ma l'interpretazione ovviamente non è mai univoca.


Sempre al periodo di massima produzione balzachiana risale "La duchessa di Langeais".

TRAMA: Dopo il ritorno dei francesi in Spagna, la vita di Suor Teresa viene sconvolta dopo aver rivisto quello che, ormai cinque anni addietro, era stato il suo amante tornato per riportarla con sé a Parigi. Ma ormai Antoinette de Langeais non esiste più…

Il mio preferito in assoluto fra i tre che ho letto questo mese. Una storia d'amore intensa, forte, a tratti anche inverosimile ed eccessiva, tormentata. Un romanzo che di realista, a mio parere, ha ben poco se non la verosimiglianza di luoghi e ruoli dei personaggi, storicamente aderenti. Un romanzo realista che però mescola sapientemente sentimentale e gotico tanto da catturare completamente il lettore.



Ultimo romanzo letto è stato uno dei più celebri di Balzac ovvero "Papà Goriot".

TRAMA: Nella pensione di M.me Vauquer si incontreranno una serie di personaggi con ruoli e ceti sociali differenti, il cui fulcro sono indubbiamente Papà Goriot, Vautrin e il giovane Rastignac, ciascuno con ambizioni differenti.

"Papà Goriot" è un romanzo di formazione perché, contrariamente a quanto il titolo possa far presagire, il vero protagonista è il giovane Rastignac, studente di giurisprudenza. Unico personaggio che si muove all'interno del romanzo e che è in grado di toccare con mano sia il mondo borghese della squallida pensione, sia della nobiltà grazie alla cugina M.me de Beauseant. Sì, il nome è familiare. Balzac, come si legge anche dalle lettera della sorella Laure, ebbe un colpo di genio: recuperare personaggi e trame da romanzi precedenti e intrecciarli con le nuove opere in scrittura o da scrivere. M.me de Beauseant e la duchessa di Langeais ritornano, assieme allo stesso Rastignac, in uno dei capolavori balzachiani. Rastignac è il giovane ambizioso, votato al successo che pensa, quanto meno, di raggiungere in più modalità differenti. Trascinato dal criminale Vautrin da un lato e dalla nobile cugina dall'altro, la via che sceglie Rastignac è la più comoda. Diventare amante di una nobil donna capace di mantenerlo e farlo entrare in società. Ed è qui che entra in gioco il nostro papà Goriot, esemplare di padre possessivo, devoto, ossessionato e innamorato forse più di un amante, capace di sacrificare la sua stessa vita per le due figlie, Anastasie e Delphine, ormai divenute aristocratiche per matrimonio. Sia papà Goriot che Vautrin rappresentano gli eccessi, estrema bontà ed estrema anarchia, entrambi dannosi.
Rastignac è nel mezzo e nel corso del romanzo apprende quanto sia complessa la società parigina e quanto la mondanità costi.


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