Alcuni libri arrivano al momento giusto, altri in quello sbagliato e molti altri vengono sottovalutati finché non abbiamo modo di leggerli. Ci sono dei libri, però, che definirei astorici o addirittura eterni, senza tempo. Libri che ti squarciano l'anima una volta e basta per ricordali per sempre, libri che ti costringono a guardarti dentro e a riflettere sulla tua vita. E' quello che Grossman con "Che tu sia per me il coltello" ha fatto con me. TRAMA: Gerusalemme. Yair vede una giovane donna ad una festa, chiusa nel suo silenzio e ne rimane colpito. Pur non conoscendola decide di scriverle delle lettere che daranno inizio ad un intenso e profondo scambio epistolare tra i due, in attesa della prima pioggia autunnale. E' il mio secondo approccio a questo autore dopo l'apprezzato ma molto lento "A un cerbiatto somiglia il mio amore", temevo infatti di ritrovare la stessa complessità e pesantezza perché, ammettiamolo, Grossman non è per tutti. Mai come ...
Perchè ogni pagina ha il suo profumo...